Medici italiani, quanti sono oggi e quanti saranno fra 10 anni

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Nei giorni scorsi un comunicato di FIMMG (Federazione medici di medicina generale) e ANAAO (sindacato dei medici dirigenti) denunciava una situazione che si prevede drammatica: tra 5 anni – si legge – a causa dei pensionamenti previsti e del mancato bilanciamento di nuove assunzioni, si stima che mancheranno all’appello 45 mila medici, tra specialisti e medici di famiglia. Una forbice che si prevede si allargherà ancora di più fra 10 anni: nel 2028, infatti, dovrebbero andare in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676 unità.

Ma quanti sono oggi i medici italiani? E come si colloca l’Italia rispetto al resto d’Europa? Le risposte si trovano all’interno dati Eurostat aggiornati al 2015, e per l’Italia addirittura al 2016, anche se per il 2016 si tratta di numeri provvisori.

Considerando i medici di medicina generale (quelli che per convenzione internazionale si definiscono Generalist Medical Practicioners), nel 2015 in Italia se ne conterebbero 53.610, cioè 88,3 per 100 mila abitanti. Il dato provvisorio per il 2016 parla di una leggera crescita: 54.831 unità, dopo anni di relativa stabilità. A questi si aggiungono 185.650 specialisti (dato 2016), cioè 295,55 specialisti per 100 mila abitanti. I pediatri invece sono 17.722, cioè 28,34 per 100 mila persone.

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Il rischio di cancro è associato tanto alle malattie croniche, quanto allo stile di vita

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SALUTE – Già altri studi avevano messo in luce che alcune malattie croniche come il diabete o le patologie renali possono predisporre allo sviluppo del cancro, generalmente valutando la singola cronicità. Non ci sono però molti dati finora su come la combinazione di malattie croniche e di stili di vita non sani possa portare o meno allo sviluppo di tumori o  aumentare la mortalità nei pazienti.
Un nuovo studio, pubblicato su BMJ e condotto da un nutrito gruppo di ricercatori americani e taiwanesi ha evidenziato che le malattie croniche contribuiscono a oltre un quinto dei tumori e a più di un terzo delle morti per cancro, percentuali analoghe al contributo combinato dei cinque noti fattori di rischio nello stile di vita (fumo, consumo di alcol, scarsa attività fisica, obesità e basso consumo di frutta e verdura nella dieta).
Si tratta di uno studio osservazionale che ha coinvolto 405.878 partecipanti, per i quali sono stati misurati per un periodo di circa otto anni otto marcatori: pressione arteriosa, colesterolo totale e frequenza cardiaca, diabete, marcatori della malattia renale cronica (proteinuria e velocità di filtrazione glomerulare), malattia polmonare e marcatore dell’artrite gottosa (acido urico).

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India, milioni di antibiotici non approvati sul mercato

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ESTERI – Nei giorni scorsi un articolo a firma di un team di ricercatori della Queen Mary University of London and Newcastle University e pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, ha denunciato un fatto gravissimo che sta accadendo in India: fra il 2011 e il 2012 due terzi delle formulazioni alla base degli antibiotici venduti in India non erano in realtà state approvate dall’ente regolatorio nazionale perché potenzialmente responsabili di aggravare il fenomeno della farmaco-resistenza, che come sappiamo sta mettendo in ginocchio parte della ricerca scientifica. In generale, l’articolo parla di milioni di antibiotici venduti fra il 2007 e il 2012, e non serve dire che quasi tutte queste formulazioni sono illegali anche in paesi usati come confronto quali Regno Unito e Stati Uniti.

I ricercatori hanno incrociato i dati sulle autorizzazioni dei farmaci da parte dell’ente regolatorio con quelli relativi alle vendite di antibiotici ottenute da PharmaTrac®, un database commerciale delle vendite farmaceutiche indiane comprendente i dati di vendita mensili di circa 5.000 aziende farmaceutiche, 18.000 distributori e grossisti, 32.000 sotto-produttori, 500.000 rivenditori e ospedali e dispensatori di medicinali in 23 regioni dell’India.

Sono state esaminate formulazioni a dose fissa (farmaci contenenti due o più formulazioni in un unica pillola) e formulazioni a dose singola. Primo risultato: nel periodo 2007-2012 in India si sono registrate ben 118 diverse formulazioni antibiotiche a dose fissa presenti sul mercato. Per fare un paragone, in Gran Bretagna e Stati Uniti se ne commercializzano solo 5 tipi. Secondo risultato, di queste 118 formulazioni il 64% (cioè 2 su 3) non era stato approvato dalla Central Drugs Standard Control Organisation indiana. Per contro – va detto – quasi tutte le formulazioni a dose singola vendute sono state approvate regolarmente.

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Le illusioni perdute dei dottori di ricerca

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Secondo quanto emerge da un recente rapporto di Almalaurea, i dottori di ricerca italiani non sembrano essere molto soddisfatti della propria condizione attuale, specie quanto a possibilità di carriera. Solo poco più della metà (il 58%) di chi ha risposto al questionario (2.409 dottori di ricerca del 2016 provenienti da 15 atenei italiani) ha dichiarato che se potesse tornare indietro intraprenderebbe lo stesso percorso di studi. Un altro 25% si iscriverebbe a un dottorato simile all’estero (una persona su 3 fra quelli che durante il dottorato hanno effettivamente svolto un periodo all’estero), mentre 8 ragazzi su 100 cambierebbero decisamente strada.

Perdita di interesse? Offerta didattica scadente? No, obiettività sulla difficoltà di fare carriera in Italia o per lo meno di continuare il proprio percorso qui. Tre dati sono interessanti a questo proposito: il fatto che il 54% dei rispondenti abbia dichiarato che la possibilità di carriera è fra priorità per la scelta professionale post-dottorato, il fatto che nella valutazione che i dottori hanno dato alla propria esperienza, la voce “prospettive di carriera” è quella che ha ottenuto di gran lunga il punteggio più basso (5,8 su 10); e infine che solo il 21% in media dei dottori proverà a intraprendere la carriera accademica in Italia, cioè fare ricerca nel pubblico.

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