Alzheimer: dalla ricerca nuove prospettive per migliorare la conoscenza della patologia

Due recenti studi puntano sull’analisi delle proteine implicate nel deterioramento cerebrale e sulla creazione di nuovi modelli neuronali

Due diversi studi da poco pubblicati su Science, condotti da due centri di ricerca di primo piano a livello mondiale, segnano importanti passi avanti nella comprensione dell’Alzheimer. Da un lato, i ricercatori della prestigiosa Johns Hopkins University statunitense hanno identificato oltre 200 nuove proteine mal ripiegate associate al declino cognitivo, suggerendo che i noti fattori considerati cause della malattia di Alzheimer, ossia gli aggregati di beta-amiloide e tau, potrebbero in realtà essere solo la punta dell’iceberg. Dall’altro, un team dell’ETH di Zurigo ha prodotto in laboratorio più di 400 tipi diversi di cellule nervose a partire da cellule staminali, un salto tecnologico che apre la strada a modelli cellulari molto più precisi per lo studio di patologie cerebrali complesse.

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Un caldo sempre più caldo, ma con meno morti? Il caso italiano e i limiti dei modelli predittivi 

Nei primi giorni di luglio 2025, una notizia pubblicata dal prestigioso Grantham Institute dell’Imperial College di Londra ha suscitato scalpore: durante la prima ondata di caldo dell’estate (23 giugno – 2 luglio), in alcune grandi città europee si sarebbe registrato un numero di decessi triplo rispetto a quanto ci si aspetterebbe in assenza dei cambiamenti climatici. Tra le città osservate, Milano risultava al primo posto in Europa per frazione di decessi attribuibili ai cambiamenti climatici di origine antropica.

La notizia è stata rilanciata da numerosi media internazionali, ma una lettera pubblicata da Paola Michelozzi e colleghi su Epidemiologia e Prevenzione, la rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia ha riportato alcune incongruenze: i dati delle anagrafi italiane e del sistema di sorveglianza nazionale non riportavano, per lo stesso periodo, aumenti significativi della mortalità. 

Perché?

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I progressi contro il tumore al polmone

Il tumore del polmone è il terzo tipo di cancro più frequente in Italia, nonché la prima causa di morte oncologica negli uomini e la terza nelle donne. La sua diffusione è dovuta principalmente al tabagismo: circa l’85% delle diagnosi è legato al fumo, in assenza del quale il cancro al polmone sarebbe un tumore raro. Quanto alla mortalità, le statistiche evidenziano che, se il tumore è asportato al primo stadio, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è intorno al 90%. Nella maggior parte dei casi i tumori polmonari sono però diagnosticati quando la malattia è già in fase avanzata. Per questi motivi, per migliorare le opzioni contro il tumore del polmone è fondamentale agire su tutti i fronti: dalla prevenzione primaria alla diagnosi precoce fino alle terapie. Come stanno progredendo le ricerche su questo tipo di cancro? Ne parliamo in occasione della Giornata mondiale del tumore del polmone, che cade il primo di agosto di ogni anno.

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