Partecipanti generati dall’AI per la scienza sociale: la comunità scientifica si spacca

Reclutare partecipanti è sempre stata una sfida cruciale per gli studi in scienze sociali e comportamentali. Questionari, esperimenti psicologici e sondaggi richiedono tempo, risorse e, spesso, una buona dose di fortuna per trovare soggetti disponibili e rappresentativi. È in questo contesto che l’intelligenza artificiale si propone come una soluzione innovativa: creare partecipanti virtuali, capaci di rispondere come esseri umani.

Questi tentativi anzitutto già esistono, e promettono di semplificare la ricerca, simulando risposte comportamentali e psicologiche senza dover reclutare fisicamente persone.

È evidente che la comunità scientifica è spaccata su questo fronte, come emerge dalle letture contrastanti che emergono dai molti lavori che si stanno pubblicando in questi ultimi mesi.

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Una commissione di 70 ricercatori ha pubblicato su The Lancet un lungo articolo con un grafico importante che confronta ciò che mangiamo nelle diverse aree del mondo con ciò che dovremmo mangiare, sia in termini di quantità che di tipo di alimento.

Due risultati emergono rispetto al legame fra dieta e salute: primo, che mangiamo davvero male e quantità esagerate di cibo; secondo che l’adozione globale della cosiddetta “planetary health diet” (PHD) potrebbe prevenire 15 milioni di morti premature ogni anno, equivalenti al 27% dei decessi tra adulti nel mondo.

Si tratta del rapporto della Commissione EAT-Lancet, firmato da 70 scienziati di 35 Paesi.

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Che cosa serve all’IA per potersi occupare di salute mentale? 

Nel luglio 2025, dopo anni di presenza sul mercato, Woebot Health ha deciso di ritirare dal mercato il suo prodotto principale, un  chatbot terapeutico molto usato e considerato all’avanguardia. L’app per smartphone presentava un bot in stile cartoon che guidava le persone attraverso conversazioni volte ad affrontare l’ansia o i problemi quotidiani, utilizzando tecniche radicate nella terapia cognitivo-comportamentale. Si trattava di una app testata e riconosciuta dalla FDA per l’uso terapeutico in aree come la depressione post-partum. Circa 1,5 milioni di persone hanno utilizzato Woebot nel corso degli anni e, sebbene avesse l’aspetto interattivo di ChatGPT e di prodotti di intelligenza artificiale generativa simili, le risposte e il comportamento del bot erano preimpostati. Appena nel 2023, la creatrice di Woebot e psicologa clinica Alison Darcy, era stata nominata tra le 100 figure più importanti nel campo dell’intelligenza artificiale dalla rivista TIME.

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