Nature ha aperto il 2025 con un editoriale intitolato “C’è bisogno di parlare di editing del genoma umano”. Sottotitolo: “Tra alcune decine di anni, le tecnologie di editing genetico potrebbero ridurre la probabilità di malattie umane comuni. Le società devono utilizzare questo tempo per prepararsi al loro arrivo”. Il tema è delicatissimo e Nature stessa mette le mani avanti: “Stiamo pubblicando questo lavoro perché è importante iniziare una conversazione su cosa potrebbe accadere se le tecnologie di editing genetico più sofisticate diventassero disponibili, cosa che potrebbe accadere entro 30 anni”. Altrimenti detto: gli ultimi cento anni hanno mostrato che le nuove tecnologie vengono sviluppate prima che si avvii una discussione sui loro impatti etici, sociali e ambientali: cerchiamo di non ripetere l’errore.
Tech society
L’Intelligenza artificiale migliorerà la procreazione medicalmente assistita?
L’IA si sta dimostrando un valido ausilio per selezionare i follicoli maturi per la fecondazione, analizzare lo sviluppo degli embrioni e rendere le procedure sempre meno invasive.
Intelligenza artificiale per anticipare i virus: chi ci sta lavorando e dove
Il Graal della preparazione alle pandemie è essere in grado di prevedere come un virus evolverà semplicemente guardando alla sua sequenza genetica. Un numero crescente di gruppi di ricerca sta utilizzando l’intelligenza artificiale (IA) per prevedere l’evoluzione di SARS-CoV-2, dell’influenza e di altri virus. Lo spiega un articolo pubblicato su Nature in apertura d’anno.
Sei under 35 su 10 non hanno alcun interesse per la politica e la propria comunità
Libertà è partecipazione.
Sempre meno. Sei under 35 su 10 non hanno alcun interesse per la politica e per la propria comunità. Pochissimi danno la disponibilità come volontari in qualsiasi forma, per esempio.
Il disinteresse, che si esprime anche nelle piccole cose di tutti i giorni come ignorando quando ti viene fatta una domanda, o anche solo mandato un invito – è uno degli aspetti che più mi spaventano, perché non li comprendo. Forse sbaglio, ma negli ultimi anni mi sembra che questi atteggiamenti siano molto più sdoganati nelle interazioni personali quotidiane rispetto a quando ero ragazzina.
È un mio limite, che mi rende poco capace di interpretare le sempre più frequenti dinamiche che mi circondano.