Per tre persone su dieci la disinformazione non è un grosso problema. Ed è questo il problema 

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio del Pew Research Center, condotto nella primavera del 2025 circa sette italiani su dieci considerano la disinformazione online la principale minaccia. Seguono la paura per il cambiamento climatico e per il terrorismo.

Sembra impossibile ma in media ci fanno apparentemente più paura la disinformazione e il cambiamento climatico del terrorismo, delle malattie infettive, della situazione economica. Lo stesso vale nel complesso negli altri 24 paesi esaminati dal sondaggio, fra i quali Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud, Paesi Bassi, Polonia e Svezia: la preoccupazione per le notizie false supera quella per qualsiasi altra questione.

Sembra un dato positivo, ma forse dovremmo ribaltarlo. Il problema è quel 30% di cittadini, uno su tre, che non vede la disinformazione come una minaccia.

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Anthropic e OpenAI si sono sedute intorno a un tavolo per confrontare le proprie “coscienze” 

Nell’estate del 2025, due dei principali sviluppatori di intelligenze artificiali all’avanguardia, Anthropic e OpenAI, hanno intrapreso un esercizio senza precedenti di valutazione incrociata dei propri modelli pubblici, utilizzando test interni focalizzati su comportamenti potenzialmente disallineati o rischiosi. L’obiettivo di questa collaborazione è stato migliorare la comprensione delle “propensioni” delle AI a comportamenti problematici come la servilità eccessiva (sycophancy), la denuncia autonoma (whistleblowing), l’autoconservazione strategica, la cooperazione con usi umani impropri, nonché la capacità di sabotare le stesse valutazioni di sicurezza.

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C’è chi prova a immaginare gli Usa con molte meno armi entro il 2040. In 5 punti 

Secondo uno studio pubblicato nel 2025 su PNAS, in media le famiglie americana sarebbero disposte a pagare 744 dollari l’anno per ottenere una riduzione del 20% del tasso statale di violenza da armi da fuoco — una misura tangibile del costo sociale e psicologico di un problema che rimane una delle più gravi emergenze di salute pubblica negli Stati Uniti. La disponibilità a pagare da parte delle famiglie cresceva con l’aumentare del reddito familiare, con la valutazione del rispondente sulla gravità della violenza armata nella propria comunità ed era maggiore più alta era la probabilità di diventarne vittima. Le politiche statali variano ampiamente, e laddove vi sono leggi più permissive sull’acquisto e il porto d’armi troviamo tassi di mortalità più elevati.

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Come è cambiato l’uso dell’Ai all’università in soli 12 mesi. I dati 

Secondo la Student Generative AI Survey 2025, pubblicata a febbraio 2025 dal  Higher Education Policy Institute (HEPI) e da Kortext, la quota di studenti universitari che utilizza strumenti come ChatGPT per la redazione o il supporto alle valutazioni è cresciuta incredibilmente. Nel complesso, il 92% degli intervistati ha utilizzato almeno uno strumento di intelligenza artificiale, contro il 66% dell’anno precedente. La generazione di testo resta la funzione più popolare, seguita dalla revisione linguistica — ad esempio tramite Grammarly — e dall’accesso a risorse accademiche come i manuali digitali. Gli studenti usano l’IA soprattutto per spiegare concetti, riassumere articoli e generare idee di ricerca, mentre la percentuale di chi dichiara di non averla mai impiegata in questi contesti è crollata dal 47% al 12%.

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