Sì, l’alimentazione vegetale è una moda 

Nella prima metà del Novecento le persone sono cresciute con la convinzione che il burro facesse bene alle arterie, che la cioccolata cremosa da mettere sul panino fungesse da apporto vitaminico, che il fumo non facesse male alla salute anzi addirittura che potesse curare il mal di gola perché persino i medici si prestavano a farne la pubblicità, e che la birra facesse bene perché più nutriente della frutta.

Nel corso dei decenni molte cose sono cambiate. Il processo è sempre lo stesso: le prime evidenze scientifiche, e qualche sparuto attivismo di pochi. Per lungo tempo la ricerca procede ma i comportamenti su larga scala non cambiano e anzi certi comportamenti “strani” vengono derisi, complice la pubblicità dei grandi marchi. In effetti molte volte si tratta di stranezze senza fondamento e lasciano il tempo che trovano. Quando però le evidenze scientifiche diventano via via più solide le cose vanno diversamente. Piano piano complice qualche personaggio famoso, qualche influencer, l’opinione pubblica inizia a essere meno monolitica, e quindi anche la pubblicità inizia a cambiare per agganciare il “nuovo mercato” e si creano le mode così che nel tempo i comportamenti si allineano alle evidenze scientifiche.

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Lavorare 4 giorni a settimana? Bello, ma non devono essere 4 giorni più stressati 

Che lavorare 8 ore al giorno, a cui si aggiunge il tempo per raggiungere il posto di lavoro, non lasci molto tempo libero durante la settimana, è evidente. Ci sono infatti diversi tentativi in Europa di ridurre l’orario di lavoro settimanale, magari garantendo anche una certa flessibilità di orario, a parità di retribuzione. Il modello è già largamente diffuso in Irlanda, nel Regno Unito, in Belgio, in Islanda.

Secondo gli organizzatori del Day Week Global – il programma pilota irlandese che ha visto coinvolti ricercatori del Boston College, dell’University College di Dublino e dell’Università di Cambridge, e  che prevede di lavorare 4 giorni alla settimana  – dopo sei mesi, la maggior parte delle 33 aziende e dei 903 lavoratori che hanno sperimentato il programma, senza riduzione della retribuzione, non vogliono tornare ai ritmi di lavoro precedenti. Autoriportano livelli più bassi di stress, affaticamento, insonnia e burnout e miglioramenti nella salute fisica e mentale.

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Sei anni di revisioni scientifiche confermano che mangiare vegetale è meglio 

Puntata 3 dell’inchiesta sull’alimentazione vegana: che cosa dicono le principali ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi 6 anni.

È l’articolo noioso dell’inchiesta, quello didascalico, ma doveva esserci, altrimenti è un “fidatevi di noi” che non è il nostro modo di fare giornalismo.

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Le altre 2 puntate:

Puntata 2: Che cosa rende gli alimenti di origine vegetale più “sani”? Seconda puntata dell’inchiesta, con intervista a #CarlottaPerego di #CucinaBotanica

Puntata 1: Dieta vegana e dieta onnivora. L’esperimento dei gemelli su Netflix spiegato bene

(mio) Nel Regno Unito la proposta di mappare l’intero genoma di 100 mila neonati.

Nel Regno Unito ha appena preso il via uno studio molto ampio che mira a sequenziare tutto il genoma di almeno 100 mila neonati, per screenarli su diverse centinaia di malattie rare potenzialmente curabili che potrebbero manifestarsi entro l’età di 5 anni. Il programma si chiama Newborn Genomes – recentemente ribattezzato Generation Study – ed integrato nel servizio sanitario nazionale britannico (NHS) anche se al momento l’offerta di questo screening dipenderà dal consenso dei genitori al collegamento del genoma del bambino e alle loro stesse cartelle cliniche per consentire la ricerca sui collegamenti genetici ereditari. Genomics England è una società britannica costituita e di proprietà del Dipartimento della salute e dell’assistenza sociale del Regno Unito nel 2013 per il 100,000 Genomes Project che si era posto l’obiettivo di sequenziare 100.000 genomi di pazienti NHS con una malattia rara e delle loro famiglie e pazienti con cancro. Con Newborn Genomes ci si approccia invece al genoma neonatale.
Generation Study è stato sviluppato, si legge nel sito, dopo un’ampia consultazione con il pubblico, i genitori e le famiglie affette da patologie rare, nonché con operatori sanitari, responsabili politici e scienziati. Coinvolgerà bambini nati in diversi ospedali in Inghilterra e durerà fino a marzo 2025. I risultati si aggiungeranno alle prove che informeranno le decisioni future sull’uso del sequenziamento dell’intero genoma per supportare lo screening neonatale.
Ogni anno nel Regno Unito nascono centinaia di bambini affetti da malattie genetiche rare. Un intervento precoce può migliorare la salute e la qualità della vita di molti di questi bambini. Ma queste condizioni possono essere difficili da diagnosticare, portando a ritardi nelle cure.

Un articolo apparso sul British Medical Journal a firma di alcuni esperti si chiede a che cosa serva sequenziare l’intero genoma di un neonato, dal momento che dare un senso alla variazione genomica nei neonati è difficile, e pertanto il Generation Study si prevede potrà analizzare solo una piccola parte del genoma. “Perché allora raccogliere interi genomi?” si chiedono gli autori.

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