Partecipanti generati dall’AI per la scienza sociale: la comunità scientifica si spacca

Reclutare partecipanti è sempre stata una sfida cruciale per gli studi in scienze sociali e comportamentali. Questionari, esperimenti psicologici e sondaggi richiedono tempo, risorse e, spesso, una buona dose di fortuna per trovare soggetti disponibili e rappresentativi. È in questo contesto che l’intelligenza artificiale si propone come una soluzione innovativa: creare partecipanti virtuali, capaci di rispondere come esseri umani.

Questi tentativi anzitutto già esistono, e promettono di semplificare la ricerca, simulando risposte comportamentali e psicologiche senza dover reclutare fisicamente persone.

È evidente che la comunità scientifica è spaccata su questo fronte, come emerge dalle letture contrastanti che emergono dai molti lavori che si stanno pubblicando in questi ultimi mesi.

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Che cosa serve all’IA per potersi occupare di salute mentale? 

Nel luglio 2025, dopo anni di presenza sul mercato, Woebot Health ha deciso di ritirare dal mercato il suo prodotto principale, un  chatbot terapeutico molto usato e considerato all’avanguardia. L’app per smartphone presentava un bot in stile cartoon che guidava le persone attraverso conversazioni volte ad affrontare l’ansia o i problemi quotidiani, utilizzando tecniche radicate nella terapia cognitivo-comportamentale. Si trattava di una app testata e riconosciuta dalla FDA per l’uso terapeutico in aree come la depressione post-partum. Circa 1,5 milioni di persone hanno utilizzato Woebot nel corso degli anni e, sebbene avesse l’aspetto interattivo di ChatGPT e di prodotti di intelligenza artificiale generativa simili, le risposte e il comportamento del bot erano preimpostati. Appena nel 2023, la creatrice di Woebot e psicologa clinica Alison Darcy, era stata nominata tra le 100 figure più importanti nel campo dell’intelligenza artificiale dalla rivista TIME.

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Un nuovo microchip velocissimo per la medicina preventiva 

Immagina di poter osservare, in tempo reale e con una precisione mai raggiunta prima, come il tuo sistema immunitario reagisce a un virus. Non in una settimana di lavoro di laboratorio, ma in appena un’ora e mezza. Non con ampolle di sangue, ma con una sola goccia.
È un salto notevole nella mappatura anticorpale, accaduto in appena 7 anni di ricerca, e che potrebbe diventare lo standard per affrontare non solo le pandemie del futuro, ma anche virus come influenza, HIV, malaria. Una tecnologia che apre nuove possibilità per la medicina preventiva e personalizzata.

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L’AI sta riscrivendo le regole dell’oncologia per i target “impossibili”

Un articolo publicato su Nature Biotechnology propone un cambio di paradigma: una nuova tassonomia dei bersagli da aggredire e più dati aperti

Per decenni, la ricerca contro il cancro ha dovuto fare i conti con un ostacolo insormontabile: una vasta categoria di bersagli tumorali considerati “inattaccabili” dai farmaci esistenti fino a quel momento. Grazie agli ultimi progressi dell’intelligenza artificiale (AI), questa barriera si sta iniziando a sgretolare. La sua capacità di prevedere strutture proteiche, analizzare sistemi biologici complessi e guidare la progettazione di nuove molecole non ha infatti precedenti. Un recente lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Biotechnology, descrive come l’integrazione tra l’AI e le nuove modalità terapeutiche stia aprendo la strada a un’era di profonda trasformazione.

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