Per la prima volta il Comitato per i Medicinali per uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha emesso una “Qualification Opinion” per una metodologia innovativa basata sull’intelligenza artificiale (AI). Lo strumento si chiama AIM-NASH e aiuta i patologi ad analizzare le scansioni di biopsie epatiche per determinare la gravità della MASH, steatoepatite associata a disfunzione metabolica. La promessa è di migliorare l’affidabilità e l’efficienza degli studi clinici sui nuovi trattamenti, riducendo la variabilità nella misurazione dell’attività della malattia (infiammazione e fibrosi). Le evidenze presentate al CHMP dimostrano che le letture delle biopsie effettuate con AIM-NASH, verificate da un unico patologo esperto, sono in grado di determinare in modo affidabile l’attività della MASH con minore variabilità rispetto allo standard attuale, che prevede un consenso tra tre patologi indipendenti.
IA in Sanità
Antibiotico resistenza: se non abbassiamo i consumi non ci resta che sperare nell’IA
L’antibiotico resistenza sarà un serio problema per i decenni a venire. Non a caso uno dei tre ambiti sui quali è stato testato Co-Scientist di Google è proprio la resistenza dei batteri ai farmaci attualmente a disposizione. Le mutazioni dei patogeni in conseguenza di un contatto massiccio con i farmaci avvengono molto più velocemente rispetto ai tempi di cui abbisogna la ricerca per produrre nuovi antibiotici. Ne consegue che dobbiamo trovare il modo di accelerare la ricerca – ed è la prospettiva dell’IA applicata a questo campo – ma al tempo stesso ridurre la nostra esposizione agli antibiotici. Fra le due forse la seconda è la sfida più difficile, perché la verità è che anno dopo anno il consumo di antibiotici aumenta notevolmente.
Fra il 2022 e il 2023 la crescita in Italia è stata del 5,4%. Siamo dunque ancora lontani dall’obiettivo del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022-2025 che era quello di ridurre del 10% il consumo di antibiotici sistemici entro il 2025.
Evo 2 è l’intelligenza artificiale più potente mai creata per la biologia
(mio)
IMPORTANTE
Oggi raccontiamo l’intelligenza artificiale più potente mai creata per la biologia, che è già una realtà, pubblicata il 19 febbraio 2025.
Battezzato Evo 2, questo modello di IA è stato addestrato su 128.000 genomi provenienti da tutto l’albero della vita, dagli esseri umani ai batteri unicellulari. È in grado di scrivere interi cromosomi e piccoli genomi da zero, oltre a decifrare il Dna esistente, compresi quei tratti non codificanti spesso associati a malattie ma difficili da interpretare.
In sintesi, Evo 2 rappresenta un salto evolutivo per la biologia computazionale, con enormi potenzialità nella ricerca scientifica e nella medicina. Tuttavia, sarà cruciale monitorarne gli sviluppi e garantire un uso responsabile di una tecnologia così potente.
Questo genere di tecnologia susciterà però un forte interesse in paesi dove non sono impensabili esperimenti controversi come la modifica del Dna di embrioni umani con Crispr (il caso He Jiankui, ad esempio). Con un modello come Evo 2, potrebbero accelerare lo sviluppo di tecnologie legate all’eugenetica, al potenziamento umano o ad applicazioni militari della biologia sintetica.
La trasparenza e il controllo etico saranno fondamentali per evitare scenari preoccupanti. Tuttavia, essendo Evo 2 open source, è difficile impedire che chiunque lo utilizzi per scopi non etici. In ogni caso, le tecnologie avanzano, e il vero punto è come vengono regolamentate e da chi.
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Cent’anni fa uno studioso del fenomeno religioso – Rudolf Otto – scrisse un testo titolato “Il Sacro”, Das Heilige, che descrive coniando un binomio: Tremendum et fascinans. Vi è, per Otto, una duplice polarità dell’esperienza del “totalmente altro”, che per un verso intimorisce e respinge (è il momento del tremendum) e per l’altro affascina ed attrae (è il momento del fascinosum).
Evo2 è a mio avviso tremendum et fascinans, come li intendeva Otto.
Per fortuna questa definizione non è quella che ha ‘vinto’, non è piaciuta come descrizione del Sacro. Questa è la definizione di qualcosa d’altro, qualcosa che ci modificherà ben più ‘tremendamente’.
“C’è bisogno di parlare di editing del genoma umano”
Nature ha aperto il 2025 con un editoriale intitolato “C’è bisogno di parlare di editing del genoma umano”. Sottotitolo: “Tra alcune decine di anni, le tecnologie di editing genetico potrebbero ridurre la probabilità di malattie umane comuni. Le società devono utilizzare questo tempo per prepararsi al loro arrivo”. Il tema è delicatissimo e Nature stessa mette le mani avanti: “Stiamo pubblicando questo lavoro perché è importante iniziare una conversazione su cosa potrebbe accadere se le tecnologie di editing genetico più sofisticate diventassero disponibili, cosa che potrebbe accadere entro 30 anni”. Altrimenti detto: gli ultimi cento anni hanno mostrato che le nuove tecnologie vengono sviluppate prima che si avvii una discussione sui loro impatti etici, sociali e ambientali: cerchiamo di non ripetere l’errore.