Sì, queste piattaforme esistono già, sono operative, si stanno espandendo. Al momento (marzo 2025) i risultati che abbiamo sono preliminarissimi, ma ci suggeriscono che ci sono più errori negli studi scientifici pubblicati di quanti – forse – immaginiamo. Black Spatula, Yesnoerror, TruLyzer, ScholarlyAI: sono solo alcune delle iniziative nate “dal basso” ossia non in seno a istituzioni scientifiche, con l’obiettivo di passare al setaccio gli articoli scientifici pubblicati per individuare eventuali errori metodologici, o addirittura di calcolo.
IA in Sanità
Se un abstract scientifico contiene parole come “delves” o “crucial”, forse l’ha scritto l’IA
Il 14% degli abstract in ambito biomedico ha tracce di IA. Uno su sette – oltre 200.000 – include infatti parole rivelatrici, comuni nei testi generati da modelli linguistici di grandi dimensioni. La percentuale di abstract manipolati con l’IA sale al 40% per alcuni ambiti. Lo evidenzia un articolo pubblicato su Science, che ha studiato i cambiamenti del vocabolario in oltre 15 milioni di abstract di articoli in ambito biomedico dal 2010 al 2024 indicizzati da PubMed.
L’effetto dell’utilizzo degli LLM sulla scrittura scientifica è davvero senza precedenti e supera persino i notevoli cambiamenti nel vocabolario indotti dalla pandemia di COVID-19.
Tra tutte le 26.657 parole esaminate, i ricercatori ne hanno individuare 454 che sono apparse molto più spesso nel 2024 che in qualsiasi altro anno dal 2010. Si trattava principalmente di termini di “stile” non correlate al contenuto della ricerca e tendevano a essere verbi e aggettivi. Fra queste le più usate sono risultate essere: delves, underscores, showcasing, potential, findings, e crucial.
Le molecole scoperte dall’IA hanno tassi di successo maggiori delle altre. L’analisi
Da quando le tecnologie di IA sono state integrate nella scoperta dei farmaci, oltre dieci anni fa, il numero di farmaci e vaccini scoperti con l’ausilio dell’IA è aumentato esponenzialmente. Le aziende focalizzate sulle biotecnologie IA (le cosiddette AI-native Biotech) sono state particolarmente di successo, con numerose molecole che stanno avanzando nei trial clinici.
Sebbene la capacità dell’IA di scoprire nuove molecole stia guadagnando attenzione, la domanda cruciale che rimane è: quanto sono efficaci queste molecole nei trial clinici?
Una recente analisi condotta da Boston Consulting Group e pubblicata a giugno 2024 su Drug Discovery Today affronta proprio questa domanda, offrendo uno sguardo preliminare sui tassi di successo clinico dei farmaci e dei vaccini scoperti grazie all’IA. I risultati sono promettenti, con le molecole scoperte dall’IA che mostrano tassi di successo significativamente più alti nelle fasi iniziali dei trial clinici rispetto alla media storica dell’industria. La scoperta di farmaci è un processo lungo, complesso e costoso, noto per il suo alto tasso di fallimento. Tradizionalmente, ci vogliono anni per scoprire nuove piccole molecole, e solo una frazione di esse riesce a superare le varie fasi dei trial clinici.
Therabot, il primo ‘psicologo’ basato sull’ IA che ha superato un trial clinico
La maggior parte delle app che dicono di migliorare un certo aspetto della nostra salute lo fanno attraverso autoproclami pubblicitari. Sono ben poche le app per smartphone che sono state sottoposte a esperimenti scientifici veri e propri i cui risultati sono stati poi sottoposti a revisione fra pari, cioè ad altri scienziati prima di essere pubblicati.
Un team di ricercatori del Dartmouth ha condotto la prima sperimentazione clinica su un chatbot terapeutico basato su IA generativa,e l’articolo è stato pubblicato nientemeno che all’interno della nuova sezione del New England Journal of Medicine dedicata all’IA. Il trial ha riscontrato miglioramenti significativi nei sintomi dei partecipanti. In altre parole il software, chiamato Therabot, parrebbe offrire un supporto comparabile a quello fornito dai professionisti della salute mentale.
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