In 30 anni un terzo di morti per cancro in meno. Per la ricerca, non certo per lo stile di vita. Infatti ci ammaliamo di più 

Tra il 1991 e il 2020 negli Stati Uniti si è registrato un calo del 33% nella mortalità complessiva per cancro. Grazie a che cosa? Questa diminuzione della mortalità è dovuta in gran parte all’implementazione di campagne di sanità pubblica e a iniziative politiche progettate per ridurre il fumo e aumentare la diagnosi precoce. Tuttavia, i comportamenti correlati con un aumento del rischio di cancro non sembrano diminuire, anzi. Nonostante il il 40% dei tumori diagnosticati ogni anno sia associato a fattori di rischio modificabili con i propri comportamenti (non fumando, non abusando di alcol, seguendo una dieta sana, vaccinandosi contro alcuni patogeni, e via dicendo).
È la sintesi contenuta nel Cancer Progress Report pubblicato nelle scorse settimane dall’American Association for Cancer Research.
Il documento esamina tutta la letteratura scientifica sull’argomento, estrapolando i risultati più validati. Quello che ne emerge è che quasi il 20% delle diagnosi di cancro negli Stati Uniti sia legato all’eccesso di peso corporeo, a modelli alimentari non salutari, al consumo di alcol e all’inattività fisica.

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Che cosa accadrebbe se decidessimo di mangiare carne solo la domenica? 

All’Università di Oxford c’è un team che si occupa di misurare seriamente l’impatto dell’alimentazione di onnivori, vegetariani e vegani sull’ambiente. Recentemente  è uscito sulla rivista NatureFood un nuovo studio, il primo a individuare la differenza che le diete ricche e povere di carne hanno sulle emissioni di gas serra, di uso del suolo, di consumo di acqua, e del suo inquinamento con conseguente perdita di specie. In tutti i casi, i grandi mangiatori di carne hanno avuto un impatto negativo significativamente più elevato rispetto ad altri gruppi. Una differenza enorme, ben maggiore di quanto altri scienziati avevano stimato precedentemente.

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La metà dei casi di cancro è dovuta a fattori di rischio. Ecco i tumori più impattati 

Il fumo in primis, ma anche il consumo di alcolici e il sovrappeso sono fra i responsabili di quasi la metà – il 44% – di tutti i decessi per cancro nel mondo: 4,45 milioni di morti l’anno. Anche per quanto riguarda gli anni di vita liberi da malattia, l’uso del tabacco è il principale fattore di rischio comportamentale nei maschi, seguito dall’uso di alcol, dai rischi legati alla cattiva alimentazione e dall’inquinamento atmosferico. Anche fra le donne al primo posto fra i fattori che impattano sul cancro troviamo l’uso del tabacco, seppur in misura numericamente minore in termini di anni di vita persi in salute, seguito da sesso non protetto, cattiva alimentazione, sovrappeso/obesità e diabete.

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