Gli americani non hanno mai mangiato tanto pollo e formaggi come oggi 

Il Dipartimento dell’agricoltura del governo degli Stati Uniti tiene traccia da 55 anni della disponibilità di cibo per oltre 200 articoli, fra carne, farine, pesce, legumi, frutta e verdura. Un database enorme rilasciato in open data, che può essere utilizzato per stimare il consumo di cibo a livello nazionale dal 1970 al 2019: vedere quanta carne di manzo consumano in media gli americani ogni anno e se ne mangiano più o meno rispetto ai decenni precedenti.

È proprio quello che ha fatto Nathan Yau per il sito di Flowing Data. “Per quanto tempo il pollo regnerà sovrano? Si chiede. “Chi vince tra limone e lime? Il gelato magro è davvero gelato? Il pompelmo tornerà mai in auge?”.

In sintesi dall’analisi di Yau, da lui poi visualizzata graficamente qui, è emerso In altre parole, la dieta degli americani, con buona pace delle crescenti evidenze scientifiche che suggeriscono di consumare meno derivati animali, non è radicalmente cambiata in 50 anni.

Continua su Il Sole 24 Ore

Come e che cosa mangiano i bambini in Italia?

In molti casi in Italia bambini e adolescenti potrebbero avere abitudini alimentari, e non solo, più sane. Lo mostrano i dati resi noti il 10 maggio 2024 dall’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute, in occasione della presentazione dei risultati dell’indagine “Okkio alla SALUTE 2023” sullo stato ponderale e gli stili di vita di bambine e bambini.

Continua su Airc.it

Se il cibo sano costasse meno compreremmo meno cibo spazzatura? 

Ni.

(mio) Una revisione pubblicata nientemeno che su The Lancet Planetary Health, ci dice che se prolungate, le riduzioni dei prezzi mirate a frutta e verdura (e potenzialmente ad altri alimenti più sani) potrebbero portare a cambiamenti significativi negli acquisti e nei consumi di questi prodotti, sufficientemente sostanziali da produrre benefici per la salute. Ma al tempo stesso non è chiaro se comprando più frutta e verdura smetteremmo sul serio di mangiare cibo meno sano. Al momento infatti non vi sono prove convincenti di eventuali effetti negativi su altri acquisti o consumi derivanti dalla riduzione dei prezzi di frutta e verdura o di altri alimenti considerati “sani”. In ogni caso la domanda che resta aperta è su chi deve ricadere il costo dell’abbassamento del prezzo di frutta e verdura: non certo sui produttori, molti dei quali specie chi lavora nel biologico, faticano a stare a galla.

Continua su Il Sole 24 Ore