Sempre più dati mostrano che i cibi ultraprocessati, basati cioè su ingredienti di basso valore nutrizionale ma molto energetici (come grassi saturi e sciroppo di glucosio-fruttosio) e ricchi di additivi (come coloranti ed esaltatori di sapidità), aumentano il rischio di cancro, in particolare del tumore del colon-retto. Purtroppo, però, il consumo di questi cibi è in aumento, anche nelle popolazioni di Paesi come il nostro, che tradizionalmente adottano la dieta mediterranea, indicata come la più salutare dalle linee guida per la prevenzione oncologica.
Alimentazione e salute
Cibi ultraprocessati e tumore del colon-retto: rischio aumentato nei giovani
Il consumo di alimenti ultraprocessati potrebbe aumentare significativamente il rischio di sviluppare precursori del cancro del colon-retto in persone sotto i 50 anni. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista JAMA, condotto su oltre 29 mila infermiere statunitensi per 24 anni, partecipanti al Nurses’ Health Study II.
Antibiotici e ormoni negli alimenti: molti meno di quanto pensiamo
Le contaminazioni chimiche nella filiera alimentare continuano a occupare un posto di rilievo nell’immaginario collettivo, spesso associate a un’idea di rischio diffuso e poco controllabile. Secondo l’Eurobarometro 2025 sulla sicurezza alimentare, i residui di antibiotici, steroidi o ormoni nella carne» rappresentano una delle principali preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare per oltre un terzo (36%) dei cittadini dell’Unione europea.
L’eccesso di peso in giovane età aumenta il rischio di tumore al colon-retto in età adulta
Una delle domande ancora aperte della ricerca oncologica riguarda se ciò che accade nei primissimi anni di vita può influenzare il rischio di ammalarsi di tumore decenni dopo, e quanto. Nello studio dei possibili fattori di rischio del tumore del colon-retto, la terza neoplasia più diffusa al mondo, gli studi sono concentrati principalmente su indicatori antropometrici, come altezza e obesità, e su persone in età adulta. Meno chiaro e studiato era invece il possibile contributo di questi fattori nelle fasi precoci della vita, dalla nascita fino ai 25 anni.