Quando la maternità è davvero naturale? 

Che la maternità surrogata nel mondo viva un problema di sfruttamento è un fatto e un grande tema da affrontare.
Che la risposta su come trattare questo tema dal punto legale sia semplice come una legge, no.

Il Senato italiano ha approvato la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia che rende la gestazione per altri (GPA) un “reato universale”, che vuo dire che si potrà perseguire in Italia anche se praticata all’estero da cittadini o cittadine italiane.
La gestazione per altri – che definiamo in mano modo “utero in affitto” – è illegale in Italia dal 2004, sia che si faccia “altruisticamente” cioè senza compenso – come Phoebe fece per il fratello ormai 30 anni fa nella famosa serie Friends – sia dietro pagamento. Ci sono paesi in cui la GPA è proibita solo dietro compenso, altri in cui è permessa sempre.
Secondo Global Market Insights, il mercato della maternità surrogata sta vivendo un boom globale che dovrebbe raggiungere i 129 miliardi di dollari entro il 2032, una crescita continua, rispetto al valore stimato di 14 miliardi di dollari per il 2022.

Continua su Il Sole 24 Ore

Chiusura degli USA sull’aborto: a un anno l’11% in più di bimbi in affido 

Le restrizioni all’aborto degli ultimi 20 anni negli Stati Uniti sono risultate associate a un aumento dell’11% dei bambini dati in affidamento: un totale di 4 milioni di persone in 20 anni, in particolare di bambini di etnia afroamericana e di minoranze etniche specie di famiglie finanziariamente vulnerabili, per i quali l’aumento è stato del 15%. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista medica JAMA Pediatrics che ha studiato l’associazione tra la restrizione dell’accesso all’aborto e l’ingresso dei bambini nel sistema di affido.

Nel giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto di interrompere la gravidanza a livello federale, consentendo a molti Stati di limitare fortemente o vietare l’accesso all’aborto. In ogni caso già prima del 2022 molti Stati avevano comunque limitato l’accesso ad aborti sicuri e legali attraverso leggi TRAP (Targeted Regulation of Abortion Providers).
Il team di ricercatori ha provato a capire se queste restrizioni fossero connesse oppure no a un aumento degli affidi, questione fino a oggi non indagata. Inizialmente confrontando gli Stati con e senza leggi TRAP un decennio prima della loro promulgazione, sono state riscontrate poche differenze nelle iscrizioni all’affido. Tuttavia, paragonando gli stessi Stati un decennio dopo la promulgazione delle leggi, i ricercatori hanno osservato che l’aumento dei bambini che entravano nel sistema di affidamento persisteva. “Gli effetti a catena sono persistenti per anni dopo l’approvazione della legge TRAP, con effetti duraturi sui sistemi di affidamento”, scrivono gli autori.

Continua su Il Sole 24 Ore

I giovani laureati trovano più lavoro degli altri. Specie fra le ragazze 

“È meglio se scegli un istituto professionale, così almeno ti tieni aperte più opportunità. Con il liceo dovrai andare all’università, e chissà se poi troverai lavoro”. Molte famiglie articolano ancora oggi questo pensiero ai propri figli, in buona fede. Chi lo nega, è perché non frequenta molto i bar di provincia, i centri di aggregazione del dopo lavoro, le fabbriche.
Eppure oggi questa equazione sembra essere falsa. Stando a una recente nota Istat, nel 2022, il tasso di occupazione dei laureati raggiunge l’83,4%, valore superiore di 11 punti a quello dei diplomati (72,3%) e di 30 punti a chi ha conseguito al più un titolo secondario inferiore (53,3%). Si conferma, dunque, l’evidente “premio” occupazionale dell’istruzione, in termini di aumento della probabilità di essere occupati al crescere del titolo di studio conseguito. Fra le giovani donne il vantaggio occupazionale dato dall’aver studiato di più è decisamente più evidente che fra i ragazzi della stessa età. Il tasso di occupazione delle laureate è di 23,5 punti più elevato rispetto a quello delle diplomate, differenza che si riduce a 18,4 punti tra le 25-64enni e a 14,3 punti nella media Ue.

Continua su Il Sole 24 Ore