Meno della metà delle donne che ha abortito nel 2020, è regolarmente occupata 

Meno della metà delle donne che ha abortito volontariamente nel 2020 è regolarmente occupata, una su cinque è una casalinga, un’altra è disoccupata, con un gap nord-sud palese: il 30% delle donne delle regioni del sud è occupata, dal 21 al 25% è disoccupata ma lavorerebbe, il 30% è casalinga. Il 36% delle donne che ha abortito volontariamente sono sposate, oltre il 40% al sud. Il fenomeno delle IVG fra studentesse è tutto sommato marginale: non si supera il 10%, e in generale il 6,5% delle IVG oggi avviene fra minorenni; il 43% ha meno di 30 anni, il 12% più di 40 anni, dove statisticamente sono più alte le probabilità di IVG per ragioni di salute.

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Le giovani libere professioniste italiane guadagnano ancora molto meno dei colleghi uomini 

Secondo l’ultimo rapporto di Adepp, nel 2020 la differenza di reddito fra professionisti e professionisti è stata pari a circa il 55%, che significa che fatto 100 il reddito degli uomini, quello delle donne è stato di 45. Una differenza di reddito persistente per tutte le fasce d’età incluse le giovanissime. Fra i 20-30 enni le donne hanno dichiarato 13.074 euro annui, gli uomini 15.278 euro, in media: differenze minime e che più di tutto ci dicono che i giovani anche professionisti faticano molto a crearsi un reddito che permetta loro di essere indipendenti. Ben più interessante è il gap fra professioniste e professionisti in età “da famiglia”: fra i 30 e i 40 anni le donne dichiarano 18 mila euro annui, gli uomini 28 mila. Fra i 40 e i 50 anni le donne 26 mila e gli uomini 44 mila. Fra i 50 e i 60 anni le donne 34 mila e gli uomini 58 mila.

Un dettaglio non secondario è il seguente: nonostante il reddito medio delle libere professioniste sia circa 24 mila euro, la metà di loro ha un reddito inferiore ai 16.500 euro. Per contro la metà degli uomini ha un reddito inferiore ai 26.000 euro. Fra 16 mila e 26 mila euro annui la differenza è la possibilità di essere indipendenti. Per contro, la fascia d’età con reddito massimo risulta essere quella dei professionisti uomini con età compresa tra i 50 ed i 60 anni e i professionisti sotto i 30 anni dichiarano circa un quarto dei loro colleghi con età compresa tra i 50 ed i 60 anni.

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Aumentano i freelance, ma guadagnano sempre meno. Fotografia in numeri dell’esercito dei collaboratori 

L’esercito dei “collaboratori” non appartenenti ad alcun albo professionale e quindi iscritti alla Gestione Separata INPS, è sempre più nutrito, eppure si guadagna in media sempre di meno, con redditi annui molto bassi: 15.537 euro annui i professionisti e 23.720 euro annui i collaboratori. Certo: non tutti guadagnano poco. A dichiarare i redditi più bassi sono i mono-committenti e le donne. Il 47,7 % dei collaboratori risulta essere esclusivo e mono-committente, con un reddito medio annuo inferiore a 20.000 euro. In tutto questo, gli uomini dichiarano quasi il doppio rispetto alle colleghe donne. Lo evidenza l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sui lavoratori parasubordinati di INPS (aprile 2022).

Nel complesso, se si confrontano i collaboratori e i professionisti per reddito, emerge che mentre per i collaboratori, fino al 2020 si registra una continua crescita del reddito medio (segno che i provvedimenti hanno investito soprattutto i collaboratori con redditi bassi), mentre per i professionisti, al contrario, si registra una lieve riduzione del reddito medio fino al 2017, una lieve ripresa nel 2018 e nel 2019 e una consistente diminuzione nel 2020, con buona probabilità ascrivibile agli effetti della pandemia. Queste variazioni sono da legare, oltre che a dinamiche del mercato del lavoro, anche a interventi del legislatore: la riforma Fornero (l. 92/2012) e successivamente il Jobs Act (decreto legislativo n. 81 del 2015). Il 15% dei professionisti e il 20% dei collaboratori ha meno di 29 anni, il 72% e il 66%, rispettivamente, fra 30 e 59 anni.

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Le ragazze continuano a non scegliere scuole superiori “scientifiche” 

Questi dati non si trovano da altre parti.

Abbiamo fatto qualche conto a partire dai dati rilasciati in Open data da Miur. Dal momento che sono disponibili solo dal 2015 al 2021, abbiamo scelto di selezionare le classi prime del 2020-21 e paragonarle alle classi quinte del 2015-16, che sono grosso modo i ragazzi iscritti nell’anno scolastico 2011-12. È chiaro che bisogna tenere conto che quest’ultimo dato non comprende chi non ha raggiunto il diploma. Sappiamo che non sono pochi.

L’aspetto interessante dei dati MIUR è che si tratta di un censimento vero e proprio, non di un sondaggio a campione.

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