Infarto, diabete, tumori: ecco come varia la gestione della malattia 

Torniamo a parlare al problema dell’autonomia differenziata fra regioni rispetto al comparto salute, a partire dai dati di un documento del Ministero della Salute, pubblicato a luglio 2024, che raccontano il raggiungimento o meno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il rapporto contiene 88 indicatori ciascuno dei quali viene valutato con un punteggio da 0 a 100, dove la soglia di “sufficienza” è 60.

Per l’area ospedaliera, nel 2022 si nota un miglioramento in gran parte delle regioni dell’indicatore che misura i nuovi interventi di resezione, entro 120 giorni da un intervento chirurgico conservativo per tumore della mammella. I valori più alti si registrano a Bolzano, in Molise e in Basilicata. Gli indicatori di inappropriatezza del setting assistenziale, quale il tasso di ricovero diurno di tipo medico-diagnostico e il tasso di accessi in ricovero diurno di tipo medico aumentano lievemente a livello generale, ma rimangono significative le differenze che si riscontrano a livello regionale.

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Tempestività dell’assistenza sanitaria territoriale. Le regioni più in difficoltà 

Differenze profonde fra le regioni nei tassi di accesso al pronto soccorso, nelle ospedalizzazioni dopo gli interventi per infarto e ictus, disomogeneità nella percentuale di prestazioni con classe di priorità B e D. E ancora, divari nei tassi di presa in carico di persone che necessitano di assistenza domiciliare integrata e di pazienti oncologici che necessitano di cure palliative.

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Chiusura degli USA sull’aborto: a un anno l’11% in più di bimbi in affido 

Le restrizioni all’aborto degli ultimi 20 anni negli Stati Uniti sono risultate associate a un aumento dell’11% dei bambini dati in affidamento: un totale di 4 milioni di persone in 20 anni, in particolare di bambini di etnia afroamericana e di minoranze etniche specie di famiglie finanziariamente vulnerabili, per i quali l’aumento è stato del 15%. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista medica JAMA Pediatrics che ha studiato l’associazione tra la restrizione dell’accesso all’aborto e l’ingresso dei bambini nel sistema di affido.

Nel giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto di interrompere la gravidanza a livello federale, consentendo a molti Stati di limitare fortemente o vietare l’accesso all’aborto. In ogni caso già prima del 2022 molti Stati avevano comunque limitato l’accesso ad aborti sicuri e legali attraverso leggi TRAP (Targeted Regulation of Abortion Providers).
Il team di ricercatori ha provato a capire se queste restrizioni fossero connesse oppure no a un aumento degli affidi, questione fino a oggi non indagata. Inizialmente confrontando gli Stati con e senza leggi TRAP un decennio prima della loro promulgazione, sono state riscontrate poche differenze nelle iscrizioni all’affido. Tuttavia, paragonando gli stessi Stati un decennio dopo la promulgazione delle leggi, i ricercatori hanno osservato che l’aumento dei bambini che entravano nel sistema di affidamento persisteva. “Gli effetti a catena sono persistenti per anni dopo l’approvazione della legge TRAP, con effetti duraturi sui sistemi di affidamento”, scrivono gli autori.

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