I dati più recenti riguardo all’affido familiare dei minori in Italia sono stati pubblicati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali alla fine del 2023 e riportano il saldo al 31.12.2020: 12.815 persone – fra cui 450 minori stranieri non accompagnati – un valore in costante e leggero calo negli ultimi anni e che rappresenta l’1,4 per mille della popolazione minorile residente in Italia. A questi si aggiungono in 13.408 i bambini e ragazzi di 0-17 anni accolti nei servizi residenziali, al netto dei minori stranieri non accompagnati. 993 sono invece i ragazzi di 18-21 anni in affido familiare, di cui 224 stranieri.
Disuguaglianze sociali e di salute
Con le piattaforme digitali a scuola l’inclusione funziona meglio
11 bambini e ragazzi su 100 iscritti nelle scuole in Italia nel 2022 non hanno la cittadinanza italiana: quasi 800 mila persone. La maggior parte di questi studenti si trova nelle regioni del nord. In Lombardia in particolare un bambino su quattro che frequenta la scuola ha la cittadinanza straniera.
Dal 2014 al 2020 sono arrivati in Italia più di 700 mila richiedenti asilo e migranti, e quasi tutti necessitano di supporto nell’apprendimento della lingua italiana, a vari livelli. Dall’inizio della guerra in Ucraina fino a novembre 2022, sono arrivati nel nostro paese circa 49,400 minori rifugiati, che sono stati inseriti negli istituti scolastici.
Malati terminali. Ecco chi riceve le cure palliative e chi no
Nel 2022 una persona su tre deceduta per tumore, precisamente il 36%, aveva ricevuto assistenza di cure palliative: 61 mila persone. Numeri tornati a salire dopo i due anni di emergenza pandemica, quando rispettivamente il 31% e il 32% delle persone decedute per tumore aveva ricevuto cure palliative. L’analisi dell’andamento di questo indicatore negli ultimi sei anni mostra che in Italia, l’offerta di cure palliative a domicilio e in hospice ha continuato a crescere, passando dal 24% di persone che ne hanno usufruito nell’ultimo periodo della vita, al 36%, seppur con profonde differenze fra regioni. Nel nord la copertura territoriale è molto più alta che al sud. Fra i deceduti per tumore nel 2022, il 57% dei veneti aveva ricevuto cure palliative, il 53% degli emiliani, il 50% dei toscani, il 28% dei lombardi, il 47% dei bolzanini. Dal lato opposto, solo il 12% dei malati di cancro calabresi poi deceduti avevano usufruito qualche forma di servizio, il 15% dei friulani e il 16% dei campani.
I giovani laureati trovano più lavoro degli altri. Specie fra le ragazze
“È meglio se scegli un istituto professionale, così almeno ti tieni aperte più opportunità. Con il liceo dovrai andare all’università, e chissà se poi troverai lavoro”. Molte famiglie articolano ancora oggi questo pensiero ai propri figli, in buona fede. Chi lo nega, è perché non frequenta molto i bar di provincia, i centri di aggregazione del dopo lavoro, le fabbriche.
Eppure oggi questa equazione sembra essere falsa. Stando a una recente nota Istat, nel 2022, il tasso di occupazione dei laureati raggiunge l’83,4%, valore superiore di 11 punti a quello dei diplomati (72,3%) e di 30 punti a chi ha conseguito al più un titolo secondario inferiore (53,3%). Si conferma, dunque, l’evidente “premio” occupazionale dell’istruzione, in termini di aumento della probabilità di essere occupati al crescere del titolo di studio conseguito. Fra le giovani donne il vantaggio occupazionale dato dall’aver studiato di più è decisamente più evidente che fra i ragazzi della stessa età. Il tasso di occupazione delle laureate è di 23,5 punti più elevato rispetto a quello delle diplomate, differenza che si riduce a 18,4 punti tra le 25-64enni e a 14,3 punti nella media Ue.