Lavorare 4 giorni a settimana? Bello, ma non devono essere 4 giorni più stressati 

Che lavorare 8 ore al giorno, a cui si aggiunge il tempo per raggiungere il posto di lavoro, non lasci molto tempo libero durante la settimana, è evidente. Ci sono infatti diversi tentativi in Europa di ridurre l’orario di lavoro settimanale, magari garantendo anche una certa flessibilità di orario, a parità di retribuzione. Il modello è già largamente diffuso in Irlanda, nel Regno Unito, in Belgio, in Islanda.

Secondo gli organizzatori del Day Week Global – il programma pilota irlandese che ha visto coinvolti ricercatori del Boston College, dell’University College di Dublino e dell’Università di Cambridge, e  che prevede di lavorare 4 giorni alla settimana  – dopo sei mesi, la maggior parte delle 33 aziende e dei 903 lavoratori che hanno sperimentato il programma, senza riduzione della retribuzione, non vogliono tornare ai ritmi di lavoro precedenti. Autoriportano livelli più bassi di stress, affaticamento, insonnia e burnout e miglioramenti nella salute fisica e mentale.

Continua su Il Sole 24 Ore

In pochi mesi abbiamo messo più minorenni in carcere. Ma che cosa stiamo risolvendo? 

Due dati ci dicono chiaramente quale sia l’approccio del nostro governo alla criminalità giovanile: da quando è entrato in vigore il decreto Caivano a settembre 2023 ci sono più minori nelle carceri, anche se il numero di reati è il medesimo dell’anno precedente, e più ragazzi appena maggiorenni stanno “scontando” la misura cautelare nelle carceri per adulti. La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Le misure cautelari personali consistono in limitazioni della libertà personale; sono disposte da un giudice nella fase delle indagini preliminari o nella fase processuale.

Continua su Il Sole 24 Ore

Perché gli anziani hanno rinunciato alle visite mediche? Non è stata tutta colpa del COVID 

Fra il 2021 e il 2022 3 over 65 su 10 hanno avuto almeno una difficoltà nell’accesso dei servizi socio-sanitari, 1 su 5 addirittura ad andare dal medico di famiglia e in farmacia e il 28% degli intervistati ha avuto difficoltà ad andare a fare la spesa. 1 anziano su 4 ha rinunciato a visite mediche e/o esami diagnostici, addirittura 6 su 10 vivono in abitazioni con problemi strutturali, 16 su 100 abitano troppo distanti dai propri familiari, 7 su 100 sentono di vivere in quartiere non sicuro, e 6 su 10 hanno ricevuto consigli su come gestire le ondate di calore.

Continua su Il Sole 24 Ore

In che aree d’Italia si gestisce meglio l’ipertensione? Naviga i dati 

Due persone che soffrono della stessa patologia o che sono colpite dal medesimo evento – un infarto, un ictus – ma che vivono in due regioni diverse o addirittura in due aree territoriali diverse della stessa regione, possono andare incontro a due esiti di malattia diversi. Lo sappiamo bene: la sanità italiana è gestita a livello regionale, e sebbene le linee guida che improntano i percorsi assistenziali e terapeutici siano discussi a livello internazionale e nazionale, le dinamiche di gestione della patologia risentono della struttura socio-sanitaria di ogni territorio e delle risposte disponibili.

Esiste uno strumento per visionare i risultati delle Aziende Sanitarie su una serie di indicatori: si chiama PNE, acronimo che sta Piano Nazionale Esiti ed è gestito da AGENAS. È da poco stato pubblicato il rapporto 2023 con tutti i dati relativi al 2022 sulle performance dei vari ospedali e delle aziende sanitarie territoriali.

Continua su Il Sole 24 Ore