Il 40% delle donne che hanno partorito nel 2023 non lavora: di queste oltre la metà è casalinga, mentre il restante 14% è disoccupata o non ha mai lavorato ed è in cerca della prima occupazione. Significia che 6 neomamme su 10 lavorano, una percentuale molto bassa. Il dato non è più di tanto falsato dalla presenza delle straniere: fra le neomamme italiane lavora solo il 67%, contro il 28% circa delle straniere. Siccome le straniere sono molte di meno, la media del totale delle partorienti è del 60%. Il dato non è nemmeno condizionato dalla presenza di studentesse, che rappresentano solo l’1% delle neomamme e il 2% fra le 20-29 enni.
Fra le ventenni che hanno partorito nel 2023 lavora solo il 40%, il 21% è disoccupata, il 35% casalinga, il 2% studentessa. Fra le over 40 la situazione è molto diversa: lavora il 72% delle neomamme, le casalinghe sono il 17%, le disoccupate il 10%. Anche fra le 30-39 enni le occupate sono quasi 7 su 10, le casalinghe 2 su 10 e le disoccupate 1 su 10.
Autore: Cristina Da Rold
Non è vero che stiamo vivendo sempre più a lungo
Che l’aspettativa di via stia crescendo come non mai è un mantra del nostro tempo, ma è sbagliato – direbbe Guzzanti. Nel corso del XX secolo i progressi della medicina e della sanità pubblica hanno permesso un costante aumento della speranza di vita. Tuttavia, questa tendenza si è interrotta nel 2011, con differenze significative tra i diversi Paesi europei.
Fra il 1990 e il 2011 la riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari e tumori ha determinato un significativo aumento dell’aspettativa di vita in tutti i paesi analizzati. Tuttavia, tra il 2011 e il 2019, tale miglioramento ha subito un rallentamento, con differenze marcate tra i vari Paesi. Si tratta di una tendenza che mette in discussione l’idea che le nuove generazioni possano vivere più a lungo rispetto a quelle precedenti.
Alcuni Stati, tra cui Norvegia, Islanda, Svezia, Danimarca e Belgio, sono riusciti a mantenere la crescita dell’aspettativa di vita anche dopo il 2011 e non hanno registrato un calo tra il 2019 e il 2021, nonostante l’impatto della pandemia. Tuttavia, in molti Paesi, l’esposizione ai principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e i tumori – come un alto indice di massa corporea (BMI), elevata pressione arteriosa sistolica e alti livelli di colesterolo LDL – è aumentata o ha smesso di migliorare dopo il 2011.
Therabot, il primo ‘psicologo’ basato sull’ IA che ha superato un trial clinico
La maggior parte delle app che dicono di migliorare un certo aspetto della nostra salute lo fanno attraverso autoproclami pubblicitari. Sono ben poche le app per smartphone che sono state sottoposte a esperimenti scientifici veri e propri i cui risultati sono stati poi sottoposti a revisione fra pari, cioè ad altri scienziati prima di essere pubblicati.
Un team di ricercatori del Dartmouth ha condotto la prima sperimentazione clinica su un chatbot terapeutico basato su IA generativa,e l’articolo è stato pubblicato nientemeno che all’interno della nuova sezione del New England Journal of Medicine dedicata all’IA. Il trial ha riscontrato miglioramenti significativi nei sintomi dei partecipanti. In altre parole il software, chiamato Therabot, parrebbe offrire un supporto comparabile a quello fornito dai professionisti della salute mentale.
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Perché le donne con infarto che arrivano all’ospedale velocemente sono così poche rispetto agli uomini?
Le donne che arrivano in ospedale entro i 90 minuti dall’infarto sono la metà degli uomini, in alcune aziende territoriali anche molto meno, e in generale nella maggior parte delle ASL/ATS italiane per le donne non si raggiungono gli standard indicati dal Ministero della Salute, che ha stabilito che almeno il 60% dei pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) dovrebbe essere sottoposto a una procedura di angioplastica entro 90 minuti dall’ingresso in ospedale. Anche per gli uomini in circa un terzo delle realtà territoriali non si raggiunge quota 60%, ma per le donne siamo a oltre due terzi.
Sembrerebbe che le donne chiamino più facilmente un’ambulanza per mariti, padri, fratelli con sintomi di infarto ma meno il viceversa.