Altro che collaborazione scientifica internazionale. Quando si parla di intelligenza artificiale applicata alla ricerca farmacologica, la cooperazione globale lascia sempre più spesso spazio a una corsa serrata fra Stati Uniti e Cina. È una gara che somiglia in tutto e per tutto a una competizione olimpica: superpotenze che si contendono non soltanto il primato tecnologico, ma anche la leadership economica, scientifica e geopolitica.
Autore: Cristina Da Rold
(mio) I chatbot con l’intelligenza artificiale possono indurre pensieri deliranti?
Joseph M. Pierre, psichiatra e docente alla University of California, su the BMJ descrivendo una nuova categoria di disturbi che definisce “AI-associated delusions”: deliri associati all’interazione con l’intelligenza artificiale.
L’Ai sostituirà i test sugli animali? È presto per rispondere di sì
Nella primavera scorsa la FDA e l’Agenzia per la Protezione Ambientale hanno annunciato che non sarà più obbligatorio ricorrere ai test sugli animali per alcune classi di farmaci e sostanze chimiche in fase di valutazione, inclusi i pesticidi.
È un dibattito che divide la comunità scientifica e l’opinione pubblica.
Un altro enorme studio conferma: mangiare pochissimi alimenti animali riduce sensibilmente le malattie croniche
(insomma, ancora una volta: il punto non è essere completamente vegani, ma esserlo tendenzialmente, cosa che nella mia esperienza è molto più semplice e appagante di quanto possa sembrare. Sta tutto nella testa, come smettere di fumare)
Anche la prestigiosa rivista The Lancet si espone oramai su questo tema: un’alimentazione a base vegetale riduce il rischio di multimorbilità, cioè di due o più patologie croniche in contemporanea, tra cui tumori, diabete e malattie cardiovascolari.
Gli adulti con un’adesione più alta a una dieta vegetale avevano un rischio inferiore del 32% di sviluppare multimorbilità rispetto a coloro che ne seguivano una in misura minore. L’associazione è risultata evidente sia negli adulti sotto i 60 anni, sia in quelli con più di 60 anni, che significa che una scelta alimentare di questo tipo può offrire benefici in diverse fasi della vita.
Questa volta i risultati provengono da uno studio europeo molto ampio, che ha coinvolto oltre 400.000 uomini e donne di età compresa tra i 37 e i 70 anni in sei Paesi europei: Italia, Spagna, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Danimarca.