#7 – Francesco!

Sono passati dieci giorni dall’ultimo post, non sette come vorrebbe la precisione delle newsletter. È il lato bello di non dare subito i nomi alle cose. Scrivere quando si vuole è un privilegio che mi godo. Stamattina presto leggevo una riflessione di Chandra Livia Candiani, una poetessa che amo molto, su DoppioZero. Candiani ha una voce, anche fisica, che non so dire… Cita a sua volta un verso di Anna Achmatova, altra grande poetessa:

“Veglia su altri l’insonnia-infermiera,” ah quindi l’insonnia si prende cura di me. Eh sì, mi fa uscire tutti i veleni inghiottiti di giorno in silenzio facendo finta di niente, poi ecco che di notte bussano alle palpebre e io le apro e vedo. Questo è un buon tempo per vedere, che è una forma del pensare ma senza capitano. Lasciare che i pensieri arrivino e osservarli come sono, brutti se sono brutti e belli se sono belli, senza discutere, senza credergli. Ma non pilotarli. Si trasformano da soli, se è il loro tempo. 

Comincio così perché di fatto questa stanchezza ci sta prendendo tutti, anche chi fa lavori da divano come il mio e quindi ne avrebbe ben poco diritto. Un segnale che mi sconcerta è la ressa in tutta Italia per acquistare le scarpe da ginnastica firmate, letteralmente, Lidl. Ho cercato tre fonti diverse perché non credevo a quel che leggevo. La ressa per comprare i prodotti Lidl. PER MODA. Mi sono immaginata mia nonna Teresa che da bambini portava me e mio cugino Cesare al Lidl a comprare i succhi di frutta Solevita, che costavano poco, e a ragione: erano gli unici succhi che non erano arancioni o gialli ma trasparenti. Ma non lo dicevamo in giro trionfanti, ecco. E mia nonna avrebbe commentato “Eh ma sione comé!!!” (Ma come siamo diventati!).

Presa da twitter

Torniamo a parlare di notizie. Sono stati dieci giorni intensi, fra vaccini, Italia sempre più abbronzata e “ma il virus c’era l’estate scorsa”. Qualche consiglio EP (Esente Puttanate). Iniziamo con i vaccini: ma quanta shitstorm ho preso per aver detto che dovevamo usare toni più cauti dopo l’annuncio di Pfizer… “la solita pessimista! Menagrama!” Come se non fossi contenta di uscire da questo tunnel dell’orrore che si protrae da mesi. Ma “non è questo il giorno!” per dirla con Aragorn: sono primi risultati, ma servono altre fasi di studio. Il problema non è dare la notizia (va data), o se il CEO di un’azienda americana può mentire (in teoria non può se no va in galera) ma il come diamo la notizia: bisogna contestualizzare, spiegare qual è ancora la strada da fare. Lo fanno bene il New York Times, e Nature. Sempre il NYT ha dedicato un articolo simile anche al secondo vaccino, quello di Moderna. In Italia ha fatto un buon lavoro di sintesi Radio3 Scienza.

Passiamo ai dati e al tema del “rischio calcolato”, che mentre lo scrivo rido. A meno di dieci giorni dalla pubblicazione del rapporto con i 21 indicatori del Ministero della Salute (ve lo avevo spiegato qui), è già cambiato tutto. Fossi stata io a fare sto caos mio nonno Enzo avrebbe commentato “lo vedi Cetriolino che non hai capito niente?”. E io sarei stata muta. Con questa complessità dei 21 indicatori (razionale, per carità) non stiamo cavando un ragno da un buco, nel senso che ogni due giorni dobbiamo cambiare colore, e a quanto pare si sta ragionando in cabina di regia per scegliere 5-6 di questi indicatori e farceli bastare. Intanto, mentre coloriamo i ricoveri sono più di quelli di marzo-aprile e le terapie intensive sono quasi le stesse. Due appunti sulle terapie intensive: (1) non abbiamo ancora i dati reali sulle saturazioni, nel senso che non sappiamo quanti sono i pazienti ricoverati in totale, ma solo i COVID, per questo chiediamo trasparenza con questa petizione. Fra oggi e domani dovrebbe uscire un lungo lavoro che ho fatto per Le Scienze sul caos di dati. Appena esce lo linko. Nel frattempo è utile questo articolo di Riccardo sul nostro Infodata, uscito oggi dal titolo Perché è così difficile capire cosa succede nelle terapie intensive?. (2) Ocio a paragonare i ricoveri di marzo e quelli di oggi perché fino al 9 maggio si contavano come ricoveri anche i pazienti negativizzati ma ancora ricoverati, poi invece si sono contati solo i ricoverati ancora positivi. Cioè paragoniamoli, ma tenendo conto di questa piccola differenza. Vi segnalo infine un articolo di BMJ che ci bacchetta ben bene sul tempo che abbiamo perso.

Infine, sul tema della ricerca dell’Istituto Tumori di Milano secondo cui il virus sarebbe stato presente in Italia già in estate, consiglio questo articolo di Massimo Sandal per Facta.

Come eventi, questa settimana i dati sono an-dati alla grande: ho parlato dei loro problemi a un seminario del mio ex corso di laurea Magistrale in Logica e Filosofia della Scienza a Firenze, anche se purtroppo ho potuto riabbracciare i miei cari ex professori solo virtualmente (grazie Elena Castellani e Pierluigi Minari); mentre ieri ho tenuto una lezione sempre sui dati COVID, al Corso di Silvia Bencivelli al Master in Comunicazione della Scienza della Sapienza di Roma. Data go ahead!

Passiamo, infine, ad altro. Domani si apre quello che secondo me è l’evento dell’anno per chi si occupa di economia (in senso anche lato): The Economy of Francesco, un grande meeting internazionale che si potrà seguire online, dove per la prima volta economisti da tutto il mondo, soprattutto giovani, discuteranno concretamente un paradigma economico diverso, che affonda le sue radici nel francescanesimo. C’è anche Michael Marmot, per dire. Si parlerà di Economia Civile, fondamentalmente, ambito che sto cercando – compatibilmente con il periodo fumoso – di approfondire. Fra luglio e ottobre ho frequentato un corso di Economia Civile alla Scuola di Economia Civile (SEC), con Luigino Bruni (dir. scientifico di The Economy of Francesco) e Stefano Zamagni. Molto molto bello, dateci un occhio.

Bene, vado a lavorare.

Ah, l’autunno procede, ormai si sta spogliando anche lui.

#6 – Bandiera Gialla

Finché vedrai | Sventolar bandiera gialla | Tu saprai che qui si balla.

Gianni Pettenati ha fatto un bel caos. Da ieri accanto al Leone di San Marco sventola bandiera gialla. Sul ponte invece, sventola bandiera bianca. Sarà che io, affezionata alla follia di Battiato, a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie. 

Da qui

Altra settimana interessante sul fronte Italico. Iniziamo con le segnalazioni EP (Esenti Puttanate). [Disclaimer: non trovate nulla sulle elezioni americane perché sinceramente non sto seguendo bene la cosa. Tutto non si può fare. Mi limito solo a rilevare, dato che vedo le discussioni sui social che neanche Che Guevara, che spero fortemente che vinca Biden, ma è anche vincesse non significherebbe aver sovvertito un sistema: sempre uomo bianco, anziano, eterosessuale e privilegiato è. Così per non perdere di vista i fondamentali.] Comincio col segnalare il video della conferenza stampa con cui il Governo ha spiegato questi 21 indicatori che hanno composto la matrice giallo-arancione-rosso delle nostre regioni. Lungo, noioso, però penso che se si vogliono commentare le scelte bisogna almeno conoscere di cosa si sta parlando, perché se no si parla a vanvera.

Per quanto riguarda la trasparenza dei dati, il gruppo di data scientist e attivisti OnData ha lanciato la petizione per avere i dati aperti, che significa che tutti possono vederli e lavorarci. La trovate qui. Consiglio anche due articoli di Isaia Invernizzi (il giornalista dell’Eco di Bergamo che da qualche giorno ha iniziato a lavorare al Post): il primo su come vanno le cose a Milano, titolo “A Milano non si farà più il tampone ai contatti stretti” e il secondo sul Piemonte, titolo “In Piemonte non sanno più dove mettere i pazienti”.

Per facilitare le cose, su Infodata faremo il Calendario dell’Avvento degli indicatori, il primo è uscito ieri qui (Rt). “Non avete proprio nulla da fare eh”. Eh no, i nostri eroi lombardi sono chiusi in casa, e per distrarsi pensano ai dati del COVID. Io glielo avevo detto di prendere la via della Serenissima, gliela ho anche cantata Siamo noi Bandiera gialla| Vieni qui Che qui si balla | E il tuo cuore batterà. Ma niente, sono persone responsabili.

Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti 
mentre tutti intorno fanno rumore

Questa settimana insomma ho cantato parecchio, Pierangelo Bertoli in primis: ma parlando della vita, e pensando al mio paese | mi è sembrato come fosse tolto un velo | e mi pare di sapere, e finalmente di capire, 
nella vita ogni cosa ha un suo colore |e l’azzurro sta nel cielo, ed il verde sta nei prati, ed il rosso è il colore dell’amore
. E poi c’è quel genio di Gigi Proietti: mica si può non omaggiarlo. Ho fatto la polvere ascoltando quel capolavoro della musica francese che è “Non me rompe er ca”. Ma con l’accento alla Jacques Brel quando canta “Amsterdam”. Nel frattempo mi si è staccata una corda della chitarra. E mai una gioia.

Sempre per la serie “Non me rompe er ca” sul sul profilo twitter dei manoscritti medievali della British Library ho trovato una lettera di protesta dell’allevatore al padrone, datata 2270 anni fa. Dice:”I will not pasture the pigs until I get my salary I have not been receiving in the past 4 months. Greetings!” (Traducono: Non darò da mangiare ai maiali finché non mi pagate 4 mesi di salario).

Comunque, ci siamo anche distratti, e in particolare con Andrea Pennacchi (sì, il magico Pojana) su twitter, insieme a Jacopo Giliberto si dibatteva di Crusca Veneta: delle sfumature di “tepolmainarte”, arrivando ad analizzare la semantica di “mariavergine”. Ho proposto una lettura. Voi che ne pensate?

Concludo, non con libri perché è stata una settimana complicata e non ho letto nulla ma sono andata a camminare nel bosco (senza monopattino elettrico e senza bonus bici). Vi segnalo questa Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke su Doppiozero, e questa poesia di Brecht, tradotta da Strehler, postata stamane dall’amico Giorgio Bert, che il Novecento l’ha visto da vicino (seguitelo):

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l’inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono invano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

#5 – Il gioco di Paperopoli

Giovedì ho composto come numero telefonico di un ospedale la sua partita iva. Bene, ma non benissimo: segno che era il momento di fermarsi, bersi una birra e andar per boschi. E, sarà stata la Pedavena, ma pensavo che è un ottimo esempio di quello che sta accadendo, adesso più che a marzo (e qui il paragone lo faccio, eccome): datacaos totale. Uno pensa di avere un dato, e invece non ce l’ha e a un passo dalla fine deve tornare indietro. Pare di stare al gioco dell’Oca. Io da bambina ne avevo uno di Paperopoli particolarmente bello (in foto). Penso sia stato la vetta della FIAT dopo la Panda Young. Se arrivavi alla penultima casella in alto ti diceva di tornare all’officina, collocata dove vedete il mio dito.

Prima su twitter Marco Cattaneo rispondeva a un mio tweet “altro che alzare la cornetta: ci sarebbe da alzare bandiera bianca”. Come sapete a Infodata stiamo cercando da settimane di capire quali caspita sono i dati reali dei ricoveri in terapia intensiva regione per regione. “Ma dai, lo sappiamo: li dice la protezione civile”. Eh, ni. Non siamo certi siano proprio precisi, anche perché ci sono giornali che riportano dati che a noi non tornano. Il nostro Sapomnia che quando si altera non è – diciamo in Veneto – “farina da far ostie” sta telefonando a tutte le regioni per sentire come vanno le cose. Io invece, dopo aver capito che quella era la partita iva e non un numero di telefono, sono riuscita a contattare un ospedale siciliano e mi hanno risposto gentilmente che in questo periodo non autorizzano nessuna intervista perché i medici sono troppo impegnati nell’emergenza. “C’è un motivo per cui parlano sempre gli stessi Grandi Nomi in TV signora, qua non abbiamo proprio tempo!” Aggiungo che qualche giorno fa ho parlato per un’ora e mezza con un’infermiera che lavora in terapie intensive da 15 anni, e quando ho messo giù il telefono mi sono fatta un piantino. Il pezzo uscirà prossimamente. “Eh ma che piagnisteo che sei, non puoi demoralizzare sempre gli italiani!”. Giuro che non è un atteggiamento teatrale il mio: ma penso che siano anche questi gli aspetti reali da raccontare, accanto ai dati. Mi sono segnata una frase di Erasmo da Rotterdam letta su twitter: “Dolce è la guerra a chi non l’ha provata”. Già. Peraltro ieri riguardavo i libri che ho sul comodino da mesi, ma che non ho la forza di leggere (in foto). Notavo che ho scelto due cose proprio piene di allegria.

Un secondo esempio di datacaos sono i dati sulle scuole. Proprio ieri è arrivato il dardo infuocato del Ministero dell’Istruzione contro l’ISS che si sintetizza in “noi abbiamo raccolto e inviato i dati, poi è colpa loro se non ci hanno lavorato”. Un. terzo esempio di datacaos: in questi giorni sta girando online l’immagine di alcuni numeri secondo cui in tutta Italia ci sarebbe stato solo un contagio in teatri o cinema. Purtroppo questo dato non può rispecchiare la realtà, è appunto opaco: la verità è che non vengono raccolte in modo omogeneo le informazioni sul luogo di contagio per il semplice fatto che è difficile risalire a dove è avvenuto il contagio.

Passiamo ad alcune cose che abbiamo fatto questa settimana su Infodata e che non ho segnalato a parte. Anzitutto abbiamo pubblicato la seconda puntata di racconto dei dati AIFA sull’uso dei farmaci durante il lockdown e c’è una buona notizia (voo giuro!) Fra marzo e maggio, nonostante la chiusura, gli italiani non hanno dovuto rinunciare alle cure farmacologiche che già seguivano. A livello nazionale nel periodo pre e post COVID-19, non si evidenziano infatti differenze significative nei consumi per tutte le categorie di farmaci per malattie croniche esaminate. Segno che complessivamente le strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale dei malati cronici e fragili hanno retto. Poi, sulle visite, quella è un’altra faccenda. Poi segnalo la mappa sull’impatto della prima ondata di pandemia sulla mortalità, in tutte le province d’Europa. Perché ancora sento dire “ma se non è morto praticamente nessuno!” Qui non si tratta di decidere se si è morti per o con COVID. Molto semplicemente l’impatto del COVID si è fatto sentire in termini di morti complessive. Tendenzialmente chi controbatte a questo punto tira fuori l’argomento “w la selezione naturale”, ammettendo quindi che la mortalità c’è stata, ma che è un bene svecchiare. E ripenso sempre alla prima volta, in quarta liceo, che lessi Lucrezio e rimasi folgorata da questo passaggio: È una dolce sensazione, quando i venti turbano le acque del mare, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è bello vedere di quali mali tu stesso sia privo.

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est.

De Rerum Natura, II

+++ Ah, prima di proseguire chiedo se per caso sono stata nominata in qualche articolo/post/tweet, di cui non so nulla, perché da un paio di giorni ricevo parecchie richieste di amicizia su Facebook più del solito, e non possono essere certo i miei selfie a-sensuali in tuta con mascherina FFP2 ad attirare cotanta attenzione.+++

Passiamo ai consigli di lettura, sempre EP (Esenti puttanate). Prima di tutto un chiarimento su ciò che ha detto davvero Ilaria Capua sull’immunità di gregge”: questo è l’articolo che lei stessa ha twittato chiedendo di leggerlo prima di insultarla. Altri consigli: il tema è come si diffonde il virus. segnalo questo articolo su Science. Anche El Pais ha scritto un pezzo utile. “Eh ma è in inglese!” Lo so. La verità è che su Infodata abbiamo provato a tradurre il pezzo di El Pais, citando chiaramente la fonte, con l’intento di fare un servizio pubblico. “Ah bene, grazie!” E invece no: letame anche lì. DataMediaHub ci ha twittato “Siamo in dubbio se sia squallido o riprovevole. O entrambi…”. Come diceva ieri un mio amico, in tutt’altro contesto: “Ricordati che nessuna buona azione rimarrà impunita”.

(“Ma citi sempre Infodata”. Eh amici: dei dati che abbiamo raccolto noi so rispondere, di quelli raccolti da altri no).

Spostandoci infine su altri fronti, leggevo questo brano di Wislawa Szymborska, che non compare fra le poesie, ma molto bello.

“Si fece un violino di vetro perchè voleva vedere la musica. Trascinò la sua barca fin sulla cima della montagna e attese che il mare arrivasse a lui. Le notti si dilettava a leggere l‘“Orario ferroviario”; i capolinea lo commuovevano fino alle lacrime. Coltivava le rose con una “z”. Scrisse una poesia per la crescita dei capelli e un’altra ancora sullo stesso soggetto. Ruppe l’orologio del municipio per fermare una volta per tutte la caduta delle foglie dagli alberi. Voleva dissotterrare una città in un vasetto d’erba cipollina. Camminava con la Terra al piede, sorridendo, lentamente, felice – come due e due fan due. Quando gli fu detto che non esisteva affatto, non potendo morire per il dispiacere – dovette nascere. Già vive da qualche parte, batte le palpebre e cresce. Giusto in tempo! In un buon momento! Alla Graziosa Nostra Signora, Dolce Macchina Assennata, presto sarà utile un buffone per suo giusto diletto e innocente conforto.”

Ho poi scoperto questo Egon Schiele “impressionista” grazie a Jacopo Veneziani. Siamo nel 1907-1908 al porto di Trieste.

Per concludere, qui prosegue l’autunno, almeno questo, più bello di altri anni. E torna la voglia di mettersi a sferruzzare, se solo fossi capace. Ogni anno mi metto di buona lena con ferri e macchina da cucire, per preparare le cose per Natale, ma il risultato non è dei migliori ecco… proprio non sono portata, ma mi dà gioia. Segnalo questi video corsi di taglio e cucito.

#4 – SIOR TODERO

In questi giorni ho acquistato, accarezzato, annusato e poi letto con calma il libretto pubblicato da Sandro Carotta, osb, monaco dell’Abbazia di Praglia, (luogo magico, che ho avuto il privilegio di vivere per tre giorni l’anno scorso). Si intitola Dentro l’Opera. Riflessioni e suggestioni, e raccoglie le sue considerazioni su arte, brani musicali, vite. In copertina c’è un acquerello che ritrae Marlene Dietrich, e infatti il primo brano è dedicato a L’Angelo Azzurro. Che film.

Sta ceta, che se no inizi a divagare. Parlando di Sior Todero Brontolon, la geniale commedia goldoniana, Carotta riporta un brano che mi sono segnata. Scrive Goldoni nella prefazione all’opera, rispondendo a chi chiedeva a chi si fosse ispirato, fra i nobili Veneziani, per tratteggiare Sior Todero:

«Dio mi guardi dall’esporre al pubblico il difetto di chi che sia in particolare; ma in verità, quando scorgo tali caratteristiche odiose, faccio forza a me stesso, e vi vuole tutto quel principio di onestà che mi sono prefisso, per risparmiar loro quel ridicolo che si danno da se stessi»

Mi è apparso subito come un monito, non solo per me, per ricordarmi di trattenermi da tante brutte abitudini da social network, come quella di deridere sempre senza attesa. Ma soprattutto nella speranza che gli altri facciano lo stesso con me “per quel ridicolo che mi do da me stessa”. Che ci diamo tutti, alla fin fine.

Non vi sentite particolarmente ridicoli in questo periodo? Io sì. Un collega in questi giorni ha sintetizzato su Facebook la nostra situazione attuale in questo modo: “Non è grave, finché non è grave”. Credo venga da qui il senso di ridicolaggine che percepisco: la follia data dal fatto che è come se a ogni passo verso un burrone dicessimo “ohibò, ma c’è un burrone”, con lo stupore di chi non ricorda che anche al passo precedente si scorgeva il burrone con chiarezza. Mi viene in mente l’immagine disneyana dove il cane-scopa spazza via il sentiero intorno ad Alice e lei rimane persa nel suo istante.

Inutile che perda tempo a snocciolare i dati. Segnalo che su Infodata il nostro Sapomnia (Riccardo Saporiti) ha modificato il grafico che vi mostra in tempo reale la saturazione delle terapie intensive regione per regione. Ora è ancora più chiaro in che situazione siamo. Segnalo che alcuni colleghi su Wired hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché si liberino dati dettagliati davvero utili. “E proprio a proposito delle terapie intensive, un indicatore importante della gravità dell’epidemia, è necessario sapere quanti siano i posti effettivamente disponibili” scrivono Saporiti, Dotti e Gentile. “Ma in tempo reale, non quando il commissario Domenico Arcuri trova il tempo per farlo. Perché è verosimile che nelle prossime settimane le regioni mettano in campo nuovi posti letto, come sta avvenendo in Lombardia con la riattivazione del tanto contestato ospedale all’interno della fiera di Milano.”

Non è allarmismo, è che i dati sono allarmanti, e sapevamo anche a giugno (e molti di noi lo ricordavano ogni giorno), che il via libera alle vacanze senza sottoporre nessuno a tampone al rientro (fino a fine agosto) ci avrebbe portato a questa medesima situazione. Ecco, vedete, sto rifacendo l’errore che Goldoni mi ricorda di non fare. Non piangiamo ora sul latte versato: attribuiamo le responsabilità ma guardiamo avanti. In questo momento sono in terrazza, sto bevendo un te alla menta godendomi uno degli ultimi tepori dolomitici ottobrini. L’autunno continua, con colori magnifici, che vi lascio in foto. Avrei dovuto essere a prove di coro a quest’ora, stiamo studiando un Magnificat di Francesco Durante che è una cosa meravigliosa. Ma è meglio così, anche se mi rattrista molto sospendere.

Altri consigli di lettura EP (esenti puttanate) che ho raccolto in settimana sono anzitutto questo articolo scientifico apparso su JAMA a firma di ricercatori di Yale che fa il punto sulla tanto discussa Immunità di gregge a proposito di COVID. Il punto è presto detto: contagiarsi tutti di COVID non è una soluzione per venirne fuori. “Una tale strategia è irta di rischi e inoltre, finora, non vi è alcun esempio di una strategia di immunità di gregge basata su infezioni intenzionali di successo su larga scala.” Il secondo suggerimento è questo articolo scritto dal collega Massimo Sandal per Facta che sintetizza tutto ciò che sappiamo davvero sugli asintomatici. Terzo consiglio di lettura: quanto stanno pesando i contagi nelle scuole? La risposta è su Infodata. Infine, su Le Scienze, la sintesi di cosa dice davvero la letteratura scientifica sull’efficacia dei vari tipi di mascherina.

“Tanto chi non crede a tutto questo non lo convinci dicendogli di leggere questi articoli”. Probabilmente è così: ma magari diamo argomenti validi a chi a casa sua, o al bar, prova a tu per tu a parlare con chi nega la gravità della cosa. A tu per tu si comunica sempre meglio.

(volevo postare il video sempiterno di Jack che ritrae Rose con il Cuore dell’Oceano, ma scopro che Youtube li ha oscurati perché sono contro il pudore. Per un seno. Una scena che è poesia pura. Per parafrasare Paolo Poli: “Pensavo fosse il secolo del sesso, e invece è solo il secolo del cibo”.)

Gli eventi non mancano in queste settimane. Non so se anche per voi è così, ma è un turbinio di incontri, conferenze, festival online. Non è la stessa cosa. Assurdo: me lo aveste chiesto un anno fa, mai avrei risposto così. Giovedì il nostro ufficio OMS di Venezia che si occupa di disuguaglianze di salute (dico “nostro” perché ci collaboro come consulente comunicazione, ma anche “nostro” perché è l’unico ufficio italiano anche se non lo sa nessuno), ha organizzato un #COVIDnar (webinar sul COVID che organizziamo settimanalmente da marzo) a cui ha partecipato sir Michael Marmot. Il Guru mondiale delle disuguaglianze di salute. Colui che ha contribuito a cambiare lo sguardo su come misuriamo la salute della popolazione. Incontro super, come al solito.

Vi lascio sotto alcune slides con i dati che ha presentato su COVID e svantaggio: siamo sulla stessa barca, ma è il Titanic, e c’è Rose in prima classe, mentre Jack è in terza.